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ITALIANO
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DEUTSCH
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Lago di PIEDILUCO
Voc. Valle Prata 17/18,
Terni, Umbria
Italia/Italy/Italien/Italieë
Tel. (+39) 0744 422578;
0744 58669
Fax: (+39)
0744 407569
www.lagodipiediluco.com
www.aicasali.net
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Il prosciugamento del ‘Lacus Velinus’, grazie alla costruzione artificiale Cascata delle Marmore, ha modificato l’intero ecosistema della Conca Reatina. Dell’antico lago sono rimasti solo dei laghetti residui nelle zone più depresse. Il lago di Piediluco, il più esteso, quello di Ventina e quelli Lungo e di Ripasottile. L’ecosistema dei laghi Lungo e Ripasottile costituisce un esempio di zona umida appenninica la cui salvaguardia e fruibilità è stata garantita dall’istituzione della Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile (1985). L’area si presenta come un dedalo di corsi d’acqua, canali, paludi e specchi d’acqua secondari (detti lame), racchiusa a est dai monti Reatini e a ovest dai monti Sabini. Eccezionale motivo di interesse naturalistico è l’avifauna che popola la riserva. A nord del lago di Piediluco è situato il Parco Fluviale della Valnerina, un’ampia zona che, seguendo il corso del Nera, va da Ferentillo alla Cascata delle Marmore. Non distante dal lago, alla base dei monti Reatini, inserita nella Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile, si trova la Sorgente di Santa Susanna che, con una portata di 5.000 litri al secondo, è una delle più grandi d’Europa. Da essa hanno origine il fiume ed il canale di Santa Susanna; il primo si getta nel lago di Ripasottile e il secondo nel Velino.
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LA STORIA Le vicende geologiche del bacino del Lacus Velinus, l’ampliarsi e il restringersi dei suoi limiti, in epoca sia preistorica che storica, sono in diretta connessione con le vicissitudini oroidrografiche dei fiumi Nera e Velino e con la formazione della cascata delle Marmore. Gli studiosi individuano due momenti ben distinti: una fase preistorica (dalla costituzione del ciglione delle Marmore fino ad un momento imprecisato in cui le acque del fiume Velino riuscirono spontaneamente ad aprirsi un varco verso il Nera) e una fase storica (dello svuotamento parziale della conca reatina fino ai giorni nostri). È impossibile pertanto ricostruire le vicende geologiche che portarono alla attuale configurazione del lago di Piediluco senza tenere presenti le tappe principali dell’evoluzione ambientale dell’intero territorio circostante. EPOCA PREISTORICA: A partire dal Quaternario post-villlafranchiano, i fiumi Velino e Nera, originariamente comunicanti sullo stesso piano, cominciarono a subire una forte differenziazione di livello dovuta al fatto che le acque del Velino, a causa delle forti quantità di bicarbonato di calcio in esse presenti, avevano (come hanno ancora oggi) una accentuata attività incrostante, mentre quella del Nera, al contrario, iniziarono una rapida azione erosiva che portò alla incisione della sua stessa valle (l’ultimo tratto del corso del Velino scorre attualmente ad una quota di circa m. 370, mentre il sottostante Nera ad una quota di m. 210). Proprio in corrispondenza delle Marmore, laddove avveniva la confluenza dei due fiumi, si formò pian piano un poderoso blocco di travertino che, a mo’ di diga, finì per ostacolare il deflusso del fiume Velino nel Nera determinando il progressivo alluvionamento della pianura circostante e portando alla formazione di un ampio lago che fu detto in epoca storica Velinus. Questo, nella fase di massima estensione, ricopriva con le sue acque i territori delimitati dalle ispoipse 378~38O e precisamente buona parte della porzione settentrionale della pianura di Rieti, il piano di Canale e le conche degli attuali laghi di Ventina e di Piediluco. Quest’ultimo specchio d’acqua aveva forma simile a quella odierna, eccetto per la sezione sud-orientale del lago di Piediluco, in quanto le acque, a differenza di oggi, circondavano completamente il colle di Grugliano e si estendevano per le ampie aree attualmente dette La Tenuta e la Bandita sotto i colli di Labro (vedi mappa topografica). Alle Marmore le acque del Velino dovevano giungere fin quasi all’orlo del ciglione, ma solo in piccola parte precipitavano nella valle sottostante mediante una serie di piccole cascate; ciò fin quando, in un momento imprecisato, la pressione aprì un varco di maggiore ampiezza sicché la copiosa precipitazione nel Nera determinò uno svuotamento parziale dell’antico bacino. Si formò in tal modo quello che gli studiosi definiscono «lago Velino storico», relitto di quello ben più vasto di epoca preistorica, le cui acque ricoprivano l’area delimitata dalla isoipsa 375.
EPOCA STORICA: Le acque del
«Velino storico» occuparono la suddetta estensione fino al primo taglio
delle Marmore che la tradizione (basata su un’affermazione di Cicerone e su
di un passo di Servio) attribuisce al console M. Curio Dentato. Nel 272 a.C.
il console romano, dopo aver debellato i Sabini, avrebbe fatto scavare un
canale (la Cava Curiana) nel poderoso banco di travertino del ciglione delle
Marmore per liberare la piana Reatina dalle acque stagnanti e bonificare
vaste aree di acquitrino, originando così una grandiosa cascata
‘artificiale’ con un salto di oltre centosessanta metri. Nonostante alcuni
studiosi contestino la precisa attribuzione dell’opera a M.C. Dentato,
tuttavia appare certo che il primo taglio delle Marmore, risalente
indubbiamente al III sec. a.C., favorendo il deflusso delle acque del lago
Velino nel Nera, determinò un ulteriore svuotamento del lago storico il
quale rimase frazionato in una serie di bacini minori tra loro privi di
continuità in corrispondenza delle aree maggiormente depresse. In questo
periodo il lago di Piediluco aveva comunque ancora un’estensione maggiore
dell’attuale: giungeva verso occidente fino al Piano di Canale e al Piano
delle Marmore, ed aveva il fiume Velino sia come immissario che come
emissario. Fin da quest’epoca si sorsero numerosi i contrasti fra Reatini e
Interamniati (Ternani) per la gestione della cascata ‘artificiale’delle
Marmore: i primi, per evitare un nuovo impaludamento della pianura,
intendevano ampliare e mantenere in efficienza il canale di imbocco della
cascata, ossia la Cava Curiana, ad onta del naturale fenomeno di ostruzione
dovuta all’attività incrostante delle acque del fiume Velino; i secondi,
invece, cercavano in tutti i modi di ostruire il canale di scolo per
limitare le frequenti inondazioni che il Nera, ingrossato dalle acque del
Velino, provocava in Interamnia (Terni) e nei territori circostanti. Si ha
per esempio testimonianza che nel 54 a. C. davanti al console Appio Pulcro e
a dieci legati, Cicerone sostenne le ragioni dei Reatini ed Aulo Pompeo
quelle dei Ternani, ma l’esito della vertenza ci è rimasto sconosciuto. In
seguito, al tempo dell'imperatore Tiberio, avendo il Tevere inondato Roma,
Ateio Capitono e Lucio Arrunzio proposero un opera per la limitazione
dell'afflusso idrico nel bacino fluviale tiberino, ipotizzante, oltre alla
diversione di molti affluenti e sub-affluenti, la chiusura della Cava
Curiana; tuttavia il progetto non fu realizzato a causa delle resistenze dei
Fiorentini (cui si minacciava la deviazione della Chiana nell'Arno), dei
Reatini e degli Interamniati. Col passare degli anni grazie alla Cava Clementina vennero bonificati circa 5400 ettari di terreno paludoso ed il livello delle acque si ridusse notevolmente; l’intero territorio assunse una conformazione molto simile a quella odierna. Il livello del lago di Piediluco diminuì e il bacino si ridusse entro le dimensioni attuali: se verso est le aree dell’attuale Tenuta e della Bandita emersero dalle acque, i mutamenti più rilevanti si ebbero nel versante nord-occidentale del lago. Qui le acque si ritirarono dal Piano di Canale e dal Piano delle Marmore ed il fiume Velino si rese indipendente dal lago. Tra il fiume e il lago rimase tuttavia una zona paludosa dove si trovava il laghetto della Volta poi bonificato. Mappa del XVII secolo. Si noti il 'pettine' delle diverse Cave fra il lago di Piediluco e la Cascata delle Marmore. Il fiume Velino appare connesso al lago entrando sul lato occidentale in corrispondenza della conca di Piano di Canale formando una zona acquitrinosa; questa però negli anni successivi, per l'abbassamento del livello, sarà bonificata, sicché tale continuità tra lago e fiume risulterà interrotta, e il Velino scorrerà verso le Cave scavalcando a occidente il lago.
EPOCA CONTEMPORANEA: Nei primi
decenni del Novecento la crescente domanda di forza motrice da parte delle
industrie ternane determinò la realizzazione di un progetto di
razionalizzazione della gestione delle risorse idroelettriche del sistema
del Velino-Nera, nel cui ambito il Lago di Piediluco ha assunto la funzione
fondamentale di elemento di regolazione e accumulo. V'è da dire che a
partire dagli ultimi decenni del XIX secolo erano entrate in attività
svariate centrali idroelettriche utilizzanti il salto delle acque fra il
ciglio delle Marmore e il fondovalle nerino: nella fattispecie, durante le
fasi operative delle centrali, le acque venivano sottratte al precipitare
nella cascata per essere convogliate nelle condotte forzate attraverso
bocche di presa poste nella parte terminale della Cava Clementina. Per
svincolare la capacità di presa dalla mutevolezza del flusso del Velino,
negli anni '920 si ristabilì l'interconnessione tra il lago di Piediluco e
il Fiume Velino mediante un taglio artificiale rettilineo di 400 m dal
braccio nord-occidentale di S. Nicolò; la grande superficie del lago veniva
così ad assumere la funzione di bacino di regolazione del flusso idrico.
Parallelamente, in localita Marmore veniva costruito una sistema di dighe
deviatrici, capaci di commutare il flusso delle acque alternativamente verso
la cascata e le bocche di presa della grande centrale di Galleto. Venne
quindi istituito un sistema di regolazione artificiale dei flussi. Durante
le ore notturne sia la cascata che le centrali idroelettriche sono inattive,
ossia le dighe deviatrici delle Marmore sono completamente chiuse: tale
blocco 'respinge' il flusso apportato dal Velino costringendolo ad accedere
al Lago di Piediluco attraverso il suddetto taglio: quindi il livello del
lago tende ad innalzarsi. Nelle ore diurne le dighe deviatrici si aprono
verso la cascata concomitantemente con gli orari di apertura, fissati su
base 'turistica', e verso le condotte forzate della centrale idroelettrica,
concomitantemente alle fasi di maggior richiesta di potenza elettrica da
parte dell'utenza industriale e civile dell'area ternana; ne risulta che il
flusso drenato a Marmore per l'una e/o per l'altra via può essere
periodicamente ben maggiore rispetto al contingente apporto di flusso del
fiume Velino; la differenza viene fornita dalle acque accumulate nel lago,
che fuoriescono verso il Velino e quindi la Cava Clementina attraverso il
taglio: in tal modo il livello del lago tende ad abbassarsi.
Immagine di Piediluco
degli anni 1930. In primo piano il taglio artificiale di interconnessione
fra il lago e il Velino.
Immagini della cascata delle Marmore, la più alta d'Europa.
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